Fino a qualche anno fa scrivere contenuti era un lavoro piuttosto faticoso. Bisognava infatti documentarsi leggendo testi, approfondendo le fonti e solo allora era possibile scrivere un articolo originale.
Negli ultimi anni sono venuti fuori tanti motori di intelligenza artificiale che hanno reso molto semplice la generazione di contenuti e quindi Google, dopo essere arrivata al punto di indicizzare nel 2024 solo il 15 per cento dei nuovi contenuti, ha rilasciato un aggiornamento il 12 marzo che penalizza fortemente i siti di spam e quelli che presentano contenuti scritti con intelligenza artificiale.
Il mercato globale della scrittura è previsto che subirà una crescita del 20 per cento nei prossimi cinque anni.
Molti infatti hanno cominciato ad utilizzare Chat Gpt per scrivere articoli, descrizioni di categorie e prodotti e commerce, incoraggiati anche dalle prime direttive Google che non parlava apertamente di penalizzazione nei confronti dei test autogenerati, cosa che non fa neanche adesso al cento per cento.
Il risultato è stato in questi mesi il proliferare di contenuti molto simili tra loro in maniera talmente massiccia da richiedere a Google un nuovo core update per arginare questo fenomeno.
Ma come fanno i motori di ricerca ad individuare un contenuto scritto con intelligenza artificiale?
Una statistica dice che il 75 per cento dei lettori non sanno distinguere un testo scritto con AI da un scritto da un essere umano.
In realtà non è molto difficile. Molti infatti si limitano a copiare spudoratamente il risultato di Chat Gpt nel corpo del loro articolo su WordPress, lasciando tante tracce di intelligenza artificiale.
Vediamo quali sono i principali indizi:
L’utilizzo di custom instructions che portano fuori strada
Molti per generare un articolo su un argomento si limitano a scrivere: “Scrivimi un articolo su Pinocchio”
Poi prendono il testo e lo incollano senza neanche guardarlo in WordPress.
La prima cosa da fare attenzione è se state utilizzando in Chat Gpt delle istruzioni personalizzate.
Io per esempio ho chiesto di scrivermi un articolo su Pinocchio mentre avevo impostate delle istruzioni personalizzate di questo tipo “Agisci come un professionista esperto nella creazione di contenuti ottimizzati per i motori di ricerca”.
Ecco come è venuto fuori l’articolo su Pinocchio generato da Chat GPT
Analisi di un articolo scritto con Chat GPT 3.5
Titolo: Pinocchio: Analisi SEO e Coinvolgimento del Pubblico
Nell’universo della letteratura mondiale, pochi personaggi hanno lasciato un’impronta così indelebile quanto Pinocchio. Creato dalla penna magica di Carlo Collodi, questo burattino di legno ha conquistato generazioni con le sue avventure intrise di magia, moralità e umanità. Ma cosa rende Pinocchio così intramontabile e perché continua a esercitare un fascino irresistibile sui lettori di ogni età?
Pinocchio: Una Storia di Crescita e Redenzione
Il nucleo della storia di Pinocchio è intriso di temi universali che risuonano attraverso i secoli. La narrazione della trasformazione di un burattino in un ragazzo reale è un’odissea di crescita personale, redenzione e ricerca della verità. Da un punto di vista SEO, questi temi possono essere tradotti in parole chiave cruciali come “crescita personale”, “redenzione” e “verità”, che possono attrarre un pubblico desideroso di esplorare questi argomenti.
Struttura e Ottimizzazione del Contenuto
L’analisi SEO di Pinocchio non può prescindere dalla struttura narrativa che Collodi ha sapientemente intessuto nella trama. Attraverso episodi ricchi di avventura e ostacoli, Pinocchio affronta le sfide del mondo reale e impara importanti lezioni di vita. Questa struttura offre una varietà di opportunità per l’ottimizzazione del contenuto, consentendo di creare articoli che si concentrano su singoli episodi o temi specifici.
Parole Chiave e Ottimizzazione On-Page
Le parole chiave fondamentali come “Pinocchio”, “Carlo Collodi”, “burattino”, “avventura” e “moralità” svolgono un ruolo cruciale nell’ottimizzazione del contenuto su questa celebre storia. L’uso strategico di queste parole chiave nel titolo, nei sottotitoli e nel corpo del testo può migliorare il ranking sui motori di ricerca e attrarre un pubblico interessato a esplorare il mondo di Pinocchio.
Coinvolgimento del Pubblico attraverso Contenuti Coinvolgenti
Oltre all’ottimizzazione SEO, è essenziale creare contenuti coinvolgenti che catturino l’immaginazione del pubblico. Raccontare storie affascinanti sulle avventure di Pinocchio, esaminare i temi chiave della storia e offrire analisi approfondite possono aumentare l’engagement e incoraggiare i lettori a interagire con il contenuto attraverso commenti e condivisioni.
Integrazione con il Marketing Digitale
Pinocchio può essere un prezioso strumento nel contesto più ampio del marketing digitale. Attraverso strategie di content marketing mirate, si può utilizzare il fascino intrinseco della storia per promuovere prodotti o servizi correlati. Ad esempio, un’azienda che vende giocattoli potrebbe creare contenuti che esplorano il tema della creazione e della crescita personale, utilizzando Pinocchio come punto di riferimento.
Conclusioni
In definitiva, l’analisi SEO di Pinocchio rivela non solo l’importanza di parole chiave e ottimizzazione del contenuto, ma anche l’opportunità di coinvolgere il pubblico attraverso contenuti avvincenti e pertinenti. Questo classico della letteratura continua a esercitare un’immenso fascino su lettori di ogni età, offrendo infinite possibilità di esplorazione e scoperta.
In pratica Chat Gpt non mi ha raccontato la storia di Pinocchio ma mi ha fatto una analisi SEO di Pinocchio. Ho copiato questo articolo perché troviamo anche altri indizi della scrittura con AI.
Ho usato volutamente Chat GPT 3.5 perchè è quello gratuito più comunemente utilizzato.
Le lettere maiuscole altro indizio chiave
Di default quando Chat GPT ti scrive un articolo mette la prima lettera maiuscola a tutte le parole nei titoli
Sintassi AI-native: costrutti retorici e frasi da manuale
Uno degli indicatori più evidenti nei testi generati da intelligenza artificiale è la presenza ricorrente di strutture sintattiche altamente prevedibili, retoriche e talvolta scolastiche. Questi costrutti, che in un contesto umano sarebbero utilizzati con parsimonia o per enfasi, nei testi generati diventano frequenti al punto da apparire meccanici.
Un esempio emblematico è la frase bifasica con costruzione negativa/positiva:
“Non è solo un progetto. È un’opportunità per crescere.”
“Non si tratta solo di tecnologia, ma di persone.”
Questa struttura viene utilizzata massicciamente dai LLM perché è semanticamente efficace e coerente, e rappresenta un pattern molto diffuso nei dataset con scrittura pubblicitaria o motivazionale. Il problema è la ripetitività: se ogni paragrafo contiene frasi di questo tipo, l’effetto finale è artificiale e prevedibile.
Altri segnali della “sintassi AI-native” includono:
- Domande retoriche poste a inizio paragrafo (“Ti sei mai chiesto perché…?”). Frequentissime nei prompt standard.
- Gerundi esplicativi (“migliorando l’efficienza”, “ottimizzando la resa”) usati per concatenare idee senza vera fluidità.
- Anastrofi forzate (“è proprio grazie a questo che…”), comuni nei modelli che cercano variazioni stilistiche ma senza reale contesto.
- Tripletti (“veloce, affidabile, sicuro”), una delle forme più abusate nella generazione copy-like.
Questo tipo di struttura testuale nasce dal tentativo dell’AI di “imitare” uno stile umano fluido e coerente, ma spesso ricade in modelli linguistici addestrati su contenuti SEO-oriented, advertising o marketing, dove certe forme retoriche sono iper-rappresentate.
Il risultato è un testo che, pur formalmente corretto e leggibile, risulta riconoscibile per chi ha un orecchio allenato alla scrittura vera, quella con variazioni di ritmo, pause stilistiche e imperfezioni semantiche che rendono credibile una voce umana.
Icone, emoji e bullet-point eccessivi: la firma visiva dei prompt
Chi lavora quotidianamente con i contenuti — copywriter, content strategist, SEO writer — sviluppa col tempo una forma di “intelligenza semantica laterale”. Un radar invisibile che capta quando un testo ha perso spontaneità e sembra più frutto di una generazione automatica che di una riflessione autentica.
Uno degli indizi più trascurati ma rivelatori è la firma visiva della scrittura AI: l’uso eccessivo o stereotipato di icone, emoji e punti elenco troppo ordinati o decorativi. Nei testi scritti da LLM, questi elementi vengono spesso utilizzati per “spezzare” il testo, aumentare l’engagement e dare l’illusione di ordine — ma risultano forzati.
Esempi comuni:
- Bullet-point introdotti da emoji atipiche
- Elenchi che sembrano strutturati più per “design testuale” che per reale valore informativo
- Suddivisione dei concetti in listati ridondanti, anche quando non necessario
- Utilizzo di emoji “universali” che fanno parte dei dataset di addestramento dei modelli GPT, con una frequenza fuori scala rispetto ai testi umani
Le emoji hanno anche un altro grosso problema: se fai copia e incolla dell’articolo scritto con Chat GPT in WordPress con le emoji al suo interno WordPress non ti salva l’articolo!
A volte anche dei link all’interno dell’articolo bloccano il salvataggio.
Per un SEO copywriter, il rischio non è solo stilistico. È strategico.
Google sta affinando sempre più i suoi algoritmi per distinguere contenuti scritti “per le persone” da quelli scritti “per riempire spazi SEO-friendly”. E i segnali visivi — come l’eccesso di bullet point standardizzati o emoji ornamentali — possono diventare veri red flag algoritmici, che contribuiscono alla declassificazione del contenuto nei ranking organici.
Il consiglio?
Sporcatevi le mani. Evitate la perfezione finta dei listati generati. Scrivete come se steste parlando con una persona. Se un elenco serve, bene. Ma se lo fate perché “il prompt diceva di inserire 5 bullet point”, il lettore lo percepisce. E Google, prima o poi, lo capisce.
L’uso del trattino lungo (—) e altre anomalie tipografiche
Se sei un copywriter o un SEO writer abituato a scrivere con attenzione maniacale alla formattazione, sai quanto certi segni di punteggiatura tradiscono l’origine del testo. Uno dei più emblematici? Il trattino lungo — detto em dash.
Nel linguaggio naturale, specie quello scritto in italiano, l’uso dell’em dash è raro, riservato a contesti editoriali o narrativi di alto livello. L’utente medio, così come molti copywriter esperti, predilige il trattino breve (-) per inciso, pausa o separazione. Eppure nei testi generati da AI l’em dash abbonda. Perché?
Perché i LLM sono addestrati su dataset anglofoni in cui l’uso tipografico dell’em dash è molto più frequente, e nei modelli multilingua questo pattern si propaga anche nei testi italiani. Così ci si ritrova con frasi come:
“La soluzione — che sembrava impossibile — era già sotto i nostri occhi.”
Formalmente corretto, ma nel contesto web italiano, fuori stile.
Oltre al trattino lungo, esistono altre anomalie tipografiche “AI-generated”:
- Le virgolette curve (“…”) al posto delle dritte (“…”), usate in ambienti editoriali avanzati ma spesso generate automaticamente da LLM.
- La sovra-capitalizzazione nei titoli (“Come Ottimizzare la SEO su Google”) anche quando il contesto non lo richiede.
- Il punto singolo in frasi brevissime, usato per creare ritmo artificiale:
“È una sfida. Una rivoluzione. Una necessità.”
Pattern perfetto per una campagna advertising, ma sospetto se usato costantemente in articoli informativi.
Per i professionisti del contenuto, la punteggiatura è codice. Riconoscere questi segnali significa distinguere un contenuto umano da uno artificiale con una precisione superiore a qualsiasi strumento anti-AI detection.
E attenzione: se sei un SEO, queste anomalie possono influenzare la percezione qualitativa del tuo contenuto da parte degli E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) e quindi essere percepito male dai quality rater. Un testo che “non suona umano” rischia di sembrare anche poco autorevole.
Barnum statements e frasi che “sembrano dire tutto”
Uno dei segnali più insidiosi da riconoscere nei testi generati da AI è la presenza di Barnum statements: affermazioni generiche, vaghe ma apparentemente profonde, in grado di adattarsi a qualsiasi contesto e lettore. Sono frasi camaleontiche, strutturate per sembrare significative pur non dicendo nulla di concreto.
Esempi tipici:
“Oggi più che mai, il cambiamento è una costante.”
“Ogni azienda è unica, e merita una strategia su misura.”
“La tecnologia può essere un’opportunità, ma anche una sfida.”
Hai letto frasi simili migliaia di volte? Non sei solo. I Large Language Models tendono a riprodurre con altissima frequenza queste formule, perché statisticamente risultano coerenti, sicure e ben accolte in contesti divulgativi, motivazionali e business-oriented.
Per i copywriter e i content strategist, questo rappresenta un doppio problema:
- Perdita di valore informativo – Un testo infarcito di Barnum statements non trasmette reale conoscenza o punto di vista. È “pieno ma vuoto”, e penalizza l’autorevolezza percepita.
- Rischio SEO concreto – Google, con l’introduzione di algoritmi sempre più semantici (es. Passage Ranking e MUM), è in grado di distinguere tra contenuti superficiali e contenuti realmente informativi. Un articolo costruito su queste “frasi-tampone” rischia di sembrare solo una parafrasi ben scritta del nulla.
Come evitarli?
Allenati a scartare ciò che suona perfetto ma non comunica nulla. Domandati: questa frase aggiunge davvero qualcosa? Oppure sta solo riempiendo spazio? Nei prompt AI, questo tipo di costruzione è quasi inevitabile. Ma nell’editing professionale umano, dovrebbe essere la prima cosa da eliminare.
Per i SEO, il valore è nella specificità e nella profondità. E per i copywriter, nella scelta delle parole che parlano davvero a un target, non all’algoritmo.
Schemi classici di apertura di un articolo
Guardate come comincia questo articolo “Nell’universo della letteratura mondiale” è un classico indizio di utilizzo di intelligenza artificiale. Chat GPT comincia sempre a scrivere in maniera enfatica.
Ecco un elenco delle principali aperture di un articolo scritto con Chat GPT
- “In un mondo sempre più connesso e digitale, …”
- “Nell’era dell’informazione in continuo cambiamento, …”
- “Con l’avvento delle nuove tecnologie e dei social media, …”
- “In un’epoca in cui la competizione online è sempre più feroce, …”
- “In un mondo digitale”
- “Nel vasto e complesso scenario della cultura contemporanea, …”
- “In un momento storico in cui la ricerca di significato e autenticità è sempre più diffusa, …”
- “Nel cuore della rivoluzione digitale e della globalizzazione, …”
- “Con l’evoluzione costante delle tendenze e dei gusti del pubblico, …”
- “In un mondo in cui l’attenzione è diventata la risorsa più preziosa, …”
- “Nell’universo in continua espansione dei media e dell’intrattenimento, …”
- “In un contesto sociale e culturale in rapida trasformazione, …”
- “Nel labirinto intricato della modernità, …”
- “In un’epoca in cui il tempo è diventato il nostro bene più prezioso, …”
- “Con la velocità travolgente dei cambiamenti tecnologici, …”
- “Nell’era dell’iperconnessione globale, …”
- “In un mondo in cui l’informazione è alla portata di un clic, …”
- “Con il diluvio costante di contenuti che ci circonda, …”
- “Nel caos frenetico della vita moderna, …”
- “In un panorama mediatico sempre più frammentato, …”
- “Con l’avvento dei dispositivi mobili e dei wearable tech, …”
- “Nel mare inesplorato dei dati e delle informazioni, …”
- “In un’epoca in cui la privacy è sempre più un lusso, …”
- “Con l’onnipresenza dei social media nella nostra vita quotidiana, …”
- “Nel mondo affascinante e complesso della tecnologia, …”
- “In un momento storico in cui la sfera digitale è diventata la nuova frontiera, …”
- “Con il costante susseguirsi di innovazioni e scoperte, …”
- “Nel cuore della rivoluzione industriale 4.0, …”
- “In un’epoca in cui la distinzione tra reale e virtuale si fa sempre più sottile, …”
- “Con il dilagare delle fake news e della disinformazione, …”
- “Nel tessuto intricato della società postmoderna, …”
- “In un mondo in cui la tecnologia modella le nostre vite e le nostre menti, …”
- “Con la corsa frenetica verso il futuro, …”
- “Nell’oceano infinito dei dati digitali, …”
- “In un contesto sempre più globale e interconnesso, …”
- “Con il potere ineguagliabile degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale, …”
- “Nel tumulto sempre più caotico dei social network, …”
- “In un’epoca in cui la sicurezza informatica è diventata una priorità, …”
- “Con il mondo intero a portata di mano grazie alla tecnologia, …”
- “Nel labirinto intricato delle reti neurali e dell’apprendimento automatico, …”
- “In un momento storico in cui la realtà virtuale e aumentata stanno prendendo piede, …”
- “Con l’avvento dell’economia digitale e dei bitcoin, …”
- “Nel vasto deserto di informazioni che è diventato il web, …”
- “In un mondo in cui la condivisione e la viralità sono diventate la norma, …”
- “Con la democratizzazione dell’informazione grazie al web 2.0, …”
- “Nell’era della sovrabbondanza di scelta, …”
- “In un contesto sempre più dominato dalle piattaforme di streaming, …”
- “Con il dilagare dell’automazione e della robotica, …”
- “Nel cuore della rivoluzione dei dati e dell’analisi predittiva, …”
- “In un’epoca in cui la sostenibilità ambientale è diventata una priorità, …”
- “Con il continuo avanzamento delle tecnologie di intelligenza artificiale, …”
- “Nel vasto universo dell’e-commerce e del commercio online, …”
- “In un mondo in cui la tecnologia è diventata una vera e propria dipendenza, …”
- “Con l’esplosione dei contenuti video su piattaforme come YouTube e TikTok, …”
- “Nel cuore della lotta per la privacy e la sicurezza online, …”
- “In un momento storico in cui la trasformazione digitale è inevitabile, …”
- “Con l’avanzare dell’era dell’Internet delle Cose (IoT), …”
- “Nel labirinto intricato delle reti sociali e della reputazione online, …”
- “In un mondo in cui la tecnologia sta trasformando il concetto stesso di lavoro, …”
- “Con il costante susseguirsi di innovazioni disruptive, …”
- “Nell’era dell’esplosione dei dati e della necessità di gestire l’informazione, …”
- “In un contesto sempre più influenzato dalla cultura della condivisione, …”
- “Con il dilagare dell’automazione e della robotica, …”
- “Nel cuore della rivoluzione dei dati e dell’analisi predittiva, …”
- “In un’epoca in cui la sostenibilità ambientale è diventata una priorità, …”
- “Con il continuo avanzamento delle tecnologie di intelligenza artificiale, …”
- “Nel vasto universo dell’e-commerce e del commercio online, …”
- “In un mondo in cui la tecnologia è diventata una vera e propria dipendenza, …”
- “Con l’esplosione dei contenuti video su piattaforme come YouTube e TikTok, …”
- “Nel cuore della lotta per la privacy e la sicurezza online, …”
- “In un momento storico in cui la trasformazione digitale è inevitabile, …”
- “Con l’avanzare dell’era dell’Internet delle Cose (IoT), …”
- “Nel labirinto intricato delle reti sociali e della reputazione online, …”
- “In un mondo in cui la tecnologia sta trasformando il concetto stesso di lavoro, …”
- “Con il costante susseguirsi di innovazioni disruptive, …”
- “Nell’era dell’esplosione dei dati e della necessità di gestire l’informazione, …”
- “In un contesto sempre più influenzato dalla cultura della condivisione, …”
- “Con il dilagare delle fake news e della disinformazione, …”
- “Nel tumulto sempre più caotico dei social network, …”
- “In un mondo in cui la tecnologia modella le nostre vite e le nostre menti, …”
- “Con la corsa frenetica verso il futuro, …”
- “Nell’oceano infinito dei dati digitali, …”
- “In un contesto sempre più globale e interconnesso, …”
- “Con il potere ineguagliabile degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale, …”
- “Nel labirinto intricato delle reti neurali e dell’apprendimento automatico, …”
- “In un momento storico in cui la realtà virtuale e aumentata stanno prendendo piede, …”
- “Con l’avvento dell’economia digitale e dei bitcoin, …”
- “Nel vasto deserto di informazioni che è diventato il web, …”
- “In un mondo in cui la condivisione e la viralità sono diventate la norma, …”
- “Con la democratizzazione dell’informazione grazie al web 2.0, …”
- “Nell’era della sovrabbondanza di scelta, …”
- “In un contesto sempre più dominato dalle piattaforme di streaming, …”
- “Con il dilagare dell’automazione e della robotica, …”
- “Nel cuore della rivoluzione dei dati e dell’analisi predittiva, …”
- “In un’epoca in cui la sostenibilità ambientale è diventata una priorità, …”
- “Con il continuo avanzamento delle tecnologie di intelligenza artificiale, …”
- “Nel vasto universo dell’e-commerce e del commercio online, …”
- “In un mondo in cui la tecnologia è diventata una vera e propria dipendenza, …”
- “Con l’esplosione dei contenuti video su piattaforme come YouTube e TikTok, …”
- “Nel cuore della lotta per la privacy e la sicurezza online, …”
- “In un momento storico in cui la trasformazione digitale è inevitabile, …”
E ‘stata creata addirittura una Wiki per mappare le intro di Chat GPT, un dataset chiamato Wiki intro.
Il paragrafo conclusioni non manca mai
Alla fine dell’articolo Chat GPT ti inserisce sempre automaticamente un paragrafo di conclusioni.
L’uso dissonante di termini come “cruciale” o “optare”
Nel copywriting, ogni parola è una scelta strategica. Alcune parole, però, sembrano uscite da un dizionario di “linguaggio neutro universale” e, proprio per questo, si rivelano sospette nei testi generati da AI. È il caso di termini come “cruciale”, “optare”, “fondamentale”, “soluzione efficace”, “scenario in evoluzione”.
Questi lemmi non sono errati — anzi, sono corretti, eleganti, a tratti persuasivi — ma nel contesto dei Large Language Models diventano marcatori statistici. Perché? Perché ricorrono in modo sproporzionato nei corpora di training, specialmente in testi istituzionali, whitepaper, blog corporate e comunicazione formale.
Due esempi lampanti:
“È cruciale adottare un approccio strategico in questo contesto.”
“Molti utenti hanno optato per questa soluzione innovativa.”
Frasi simili sono semanticamente deboli e stilisticamente standard. Sono scelte lessicali che l’AI propone perché “funzionano sempre”, ma che, a un occhio esperto, suonano anonime, generiche, prive di intenzionalità narrativa.
Per SEO e copywriter, queste parole rappresentano un rischio sia stilistico che strategico:
- Stilistico, perché impoveriscono il tono di voce del brand e rendono i contenuti indistinguibili da quelli di chiunque altro.
- Strategico, perché i motori di ricerca stanno premiando contenuti con informazioni uniche e segnali autoriali forti, e penalizzano quelli scritti “a formula”.
Cosa fare?
Non abolire queste parole, ma dosarle. Se il contesto richiede “cruciale”, fallo seguire da un perché concreto. Se vuoi “optare per una soluzione”, spiega perché è migliore di altre. L’originalità sta nei dettagli, non nei vocaboli ad effetto.
In sintesi: non è il termine in sé a tradire l’AI, ma la mancanza di profondità che lo accompagna.
Attenzione al watermark crittografato
All’interno dei testi scritti con Chat Gpt si trova un marchio di fabbrica crittografato ed invisibile che consente agli spider di capire se quel testo è stato scritto con AI oppure no.
Questo algoritmo è stato scritto da Scott Aronson che ne parla sul suo blog personale in un articolo di cui vi riporto una citazione.
Ecco cosa dice Scott Aronson nel suo articolo parlando del progetto watermark di Open AI
My main project so far has been a tool for statistically watermarking the outputs of a text model like GPT. Basically, whenever GPT generates some long text, we want there to be an otherwise unnoticeable secret signal in its choices of words, which you can use to prove later that, yes, this came from GPT. We want it to be much harder to take a GPT output and pass it off as if it came from a human. This could be helpful for preventing academic plagiarism, obviously, but also, for example, mass generation of propaganda—you know, spamming every blog with seemingly on-topic comments supporting Russia’s invasion of Ukraine, without even a building full of trolls in Moscow. Or impersonating someone’s writing style in order to incriminate them.
Si tratta di sequenze di brevi frasi tipo quella di prima “nell’universo della letteratura mondiale” lettere e punteggiatura che costituiscono un codice segreto ed invisibile.
Non ci credete? Ci sono tanti tool on line per riconoscere il testo scritto con l’intelligenza artificiale. Si chiamano AI Detector e adesso vi spiego quali sono e come funzionano.
Uno dei migliori è sicuramente Scribbr a cui ho dato in pasto l’articolo su Pinocchio guardate cosa ne pensa: per lui l’articolo è stato scritto al cento per cento da Chat Gpt

A riprova di questo fatto ho copiato il testo di questo articolo fermandomi subito prima del codice generato con Chat GPT ecco il risultato: quasi sicuramente si tratta di contenuto umano:

In pratica questo software ha un database che conosce il modello linguistico di Chat GPT un pò come le tracce virali che sono presenti all’interno di un antivirus che fa la scansione di un file e se trova quella sequenza di byte ci dice che è infettato.
Un trucco per bypassare la filigrana di Chat GPT è quello di far rielaborare il testo generato da un altra intelligenza artificiale come Gemini. E’ una bufala.
Vedete cosa succede all’articolo su Pinocchio se lo ripasso in Gemini prima di pubblicarlo
Traduzione sbagliata dall’inglese
Una cosa che ho notato spesso negli articoli scritti con Chat GPT è l’utilizzo di parole che in inglese hanno un senso ma tradotte in italiano non sono utilizzate nel linguaggio comune. Anche espressioni idiomatiche inglesi a volte vengono tradotte pari pari risultando ridicole ad un occhio attento.
Esempio trovare una frase tipo “Eleva il tuo livello di conoscenza seo”
Noi non usiamo la parola “elevare” nel gergo comune ma usiamo ad esempio migliorare.
Ci sono altri classici esempi di questi errori lessicali
I metadati nascosti nel testo
Altro elemento sono i metadati nascosti all’interno del testo.
Spesso se aprite in editor del codice un contenuto scritto con Chat Gpt nel tag html del paragrafo alcune volte mi è capitato di leggere in maniera randomica tra i parametri la parola ai
I pattern linguistici
Ho cercato di capire quali fossero i pattern linguistici che vengono utilizzati nelle AI ma sia Chat Gpt sia Gemini sono omertosi su questo argomento.
Al di là delle singole parole o frasi, un testo generato da AI si riconosce per il suo ritmo prevedibile, una sorta di “metrica invisibile” che struttura i contenuti come fossero prodotti da un algoritmo narrativo — e in effetti lo sono.
I Large Language Models operano per probabilità linguistica: prevedono la parola successiva sulla base delle precedenti, seguendo pattern appresi da miliardi di esempi. Il risultato è un testo fluido, formalmente corretto, ma spesso troppo simmetrico, troppo ordinato, troppo ben equilibrato.
Ecco alcuni pattern frequenti che un occhio esperto può intercettare:
- Periodi di lunghezza simile, con ripetizione di ritmo soggetto-verbo-complemento.
- Alternanza fissa tra periodi lunghi e brevi, come se fossero pre-programmati per “variare” in modo regolare.
- Strutture a scaletta che ripetono la stessa forma logica su più frasi consecutive (“Prima X. Poi Y. Infine Z.”).
- Chiusure di paragrafo con una frase epilogativa dal tono neutro, spesso una parafrasi del concetto espresso.
Questa struttura genera una sensazione di leggibilità artificiale, che può ingannare i lettori meno attenti ma infastidisce chi lavora con la scrittura professionale. È come ascoltare una melodia suonata da un computer: perfetta, ma senza variazioni umane, senza improvvisazione.
Per i SEO writer, il pericolo non è solo stilistico. Google, grazie all’evoluzione dei suoi sistemi di Natural Language Processing (es. BERT, MUM, Gemini), è oggi in grado di riconoscere la prevedibilità semantica e testuale. Se il tuo contenuto segue troppo bene una struttura standardizzata, rischia di essere etichettato come “template”, ovvero contenuto generico, e quindi degradato nei risultati di ricerca.
Il consiglio pratico per i professionisti: rompere il ritmo.
Sperimenta. Alterna periodi secchi a riflessioni complesse. Inserisci pause, cambi di registro, digressioni controllate. Scrivi come parli. L’umano non segue sempre una logica lineare. E questo è il tuo vantaggio competitivo.
Per capirne di piu’ ho scritto un articolo con Chat GPT senza dargli indicazioni sullo stile linguistico senza modificare in nessun modo l’output ed ho utilizzato Voyant tools un software per l’analisi dei pattern in un testo.
Per prima cosa gli ho dato in pasto il testo dell’articolo scritto con Chat GPT ed ecco il pattern che è venuto fuori:
Poi ho fatto la stessa cosa col testo scritto da me all’inizio dell’articolo, quello col 16 per cento di probabilità che fosse stato scritto dalla intelligenza artificiale. Ecco il suo pattern:
Nel testo scritto da me ci sono 209 forme di parola uniche. Nel testo scritto da Chat GPT
Stai cercando un sito per capire se un testo è scritto da ChatGPT?
Un altro tool interessante per scovare i pattern nascosti nel testo generato dalle AI è il tool AI Pattern detector di Max del Rosso che funziona bene e ti evidenzia nel testo incollato tutti i pattern da rimuovere.
Altri rilevatori testo AI molto interessanti sono Grammarly, Copyleaks, GPTZero ed Originality.ai particolarmente efficaci per le tesi universitarie.
I miei consigli finali
Dopo aver analizzato tutti questi aspetti è chiaro che Google è perfettamente in grado di riconoscere il testo generato con i motori di intelligenza artificiale.
Sicuramente ci sono altri strumenti o aspetti che non ho analizzato in questo articolo, che mi riservo di arricchire in futuro.
Per evitare penalizzazioni dobbiamo astenerci quindi da utilizzarli o quantomeno, se siamo a corto di idee, consultarli per avere indicazioni su come buttare giù un articolo.
Mi rendo conto che in questo modo si perde molto più tempo: per scrivere questo articolo ho impiegato un ora e mezza. Con Chat GPT ci avrei messo cinque minuti o poco più.
Ma credo ne sia valsa la pena.
Alla prossima.
