Marco Ilardi CEO di Micropedia

Portatore sano di tecnologia nelle piccole e medie imprese e nel settore Horeca

Come creare un videoclip con Google Flow

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Immagine di Marco Ilardi
Marco Ilardi
Marco Ilardi, nato a Napoli il 12/5/1970, è un imprenditore digitale CEO di Micropedia, uno sviluppatore di software su misura ed app mobile personalizzate, uno scrittore, un blogger ed un seo specialist esperto di knowledge panel di Google.
Ho utilizzato Google Flow per trasformare un’idea narrativa in un videoclip verticale generato con l’intelligenza artificiale. In questo case study spiego il metodo seguito: progettazione dei personaggi, prompt, continuità visiva, uso di Extend, controllo degli errori, montaggio e gestione prudente del copyright musicale.

Creare un video con l’intelligenza artificiale non significa scrivere una frase, premere un pulsante e aspettare il risultato. Quando l’obiettivo è raccontare una storia, mantenere riconoscibili i personaggi e costruire scene che possano essere montate tra loro, il prompt è soltanto una parte del lavoro.

Ho sperimentato questo processo realizzando un concept video verticale ispirato all’universo narrativo di “Blue Angel” di Tommaso Primo, una canzone che amo particolarmente. Il progetto non nasce come videoclip ufficiale e non riproduce il video dell’artista: è un case study indipendente, costruito con personaggi e ambientazioni originali per studiare in modo concreto le possibilità e i limiti del video generativo.

Il risultato più utile non è stato soltanto il filmato finale. È stato il metodo sviluppato durante la lavorazione: analisi narrativa, character design, progettazione delle inquadrature, controllo della continuità, gestione dei crediti, selezione delle generazioni e montaggio.

Sono competenze che trasferisco anche nei miei corsi di intelligenza artificiale, perché utilizzare professionalmente l’AI richiede capacità di progettazione e verifica, non una raccolta di formule da copiare.

Nota di trasparenza: le immagini e le sequenze descritte in questo articolo sono state generate con strumenti di intelligenza artificiale. Il progetto è indipendente e non è affiliato, approvato o commissionato da Tommaso Primo, Google o dagli altri titolari dei marchi citati. Il titolo della canzone e il nome dell’artista sono utilizzati esclusivamente per identificare la fonte di ispirazione del case study.

Che cos’è Google Flow

Google Flow è l’ambiente creativo di Google dedicato alla generazione e alla lavorazione di immagini e video con modelli come Veo e Nano Banana. Consente di organizzare gli asset all’interno di un progetto, utilizzare immagini di riferimento, creare personaggi, produrre clip e costruire sequenze.

Non è soltanto un generatore text-to-video. La sua utilità emerge quando lo si considera un ambiente di produzione:

  • si preparano immagini e personaggi;
  • si definisce un linguaggio visivo;
  • si generano più inquadrature;
  • si selezionano le versioni riuscite;
  • si estendono le clip che devono proseguire senza uno stacco;
  • si assemblano le scene in una timeline.

Google descrive Flow come uno studio creativo basato sui propri modelli generativi. Le funzioni disponibili possono cambiare in base al modello, al piano, alla piattaforma e all’area geografica. Per questo, durante un corso, è importante insegnare anche a interpretare l’interfaccia e a scegliere il flusso di lavoro adatto, invece di affidarsi a una procedura rigida destinata a diventare rapidamente obsoleta.

Dall’idea alla regia: prima del prompt viene la progettazione

La prima fase è stata tradurre l’atmosfera della canzone in una storia visiva autonoma. Ho evitato di copiare immagini ufficiali, copertine o scene già esistenti. Ho lavorato invece sui concetti generali: una città celeste, un angelo inquieto, una figura demoniaca sofisticata, un amore proibito e un conflitto tra due mondi.

Da questa analisi ho ricavato una scaletta:

  1. presentazione della città sospesa tra le nuvole;
  2. introduzione di Blue Angel;
  3. apparizione di Red Devil;
  4. incontro tra i due;
  5. fusione delle energie blu e rossa;
  6. giudizio celeste;
  7. tempesta e fuga;
  8. confronto tra le armate;
  9. ricongiungimento finale.

Una scaletta simile impedisce di generare clip belle ma inutili. Ogni inquadratura deve svolgere una funzione narrativa e preparare quella successiva.

Questo vale anche in azienda. Prima di generare un video per un prodotto, un evento o un percorso formativo bisogna definire destinatario, messaggio, formato, tono, durata e canale di pubblicazione.

La progettazione dei personaggi coerenti

Uno dei problemi più frequenti nei video generativi è il cambiamento dell’identità. Un volto può diventare diverso da una scena all’altra; un abito può trasformarsi; un dettaglio può scomparire.

Per ridurre il problema ho creato due personaggi prima di produrre il video.

Blue Angel

Blue Angel è stato progettato come un giovane uomo dai tratti mediterranei, con capelli scuri mossi, occhi malinconici, cappotto bianco e argento e grandi ali traslucide blu elettrico. Il riferimento doveva essere cinematografico e realistico, evitando sia l’estetica da supereroe sia l’iconografia religiosa tradizionale.

Red Devil

Red Devil è una figura femminile magnetica e ribelle, con capelli neri, riflessi rossi, occhi ambrati, piccole corna d’ossidiana e un abito cremisi e nero. L’obiettivo era renderla elegante e psicologicamente complessa, senza trasformarla in una maschera grottesca.

Per entrambi ho preparato un ritratto e un’immagine a figura intera. Il ritratto aiuta a conservare i lineamenti; la figura intera stabilisce proporzioni, abito e silhouette.

La lezione è semplice: un personaggio non è un nome inserito nel prompt. È un insieme di attributi visivi che devono essere definiti, salvati e richiamati in modo coerente.

Lo start frame e la scelta del formato verticale

Il video era destinato a Instagram e TikTok, quindi ho scelto dall’inizio il formato 9:16. Generare direttamente in verticale è preferibile rispetto a ritagliare successivamente un’inquadratura orizzontale: permette di controllare la posizione dei personaggi e di utilizzare meglio lo spazio sopra e sotto il soggetto.

Ho creato anche uno start frame di Paradise City. Il primo fotogramma stabiliva:

  • architettura bianca e argento;
  • atmosfera celeste;
  • città sospesa sulle nuvole;
  • presenza delle lune;
  • posizione di Blue Angel sulla terrazza;
  • palette fredda.

Lo start frame è una forma di direzione artistica. Fornisce al modello informazioni che un prompt testuale descriverebbe con minore precisione.

Come ho scritto i prompt per le singole scene

Un prompt video efficace deve distinguere diversi livelli di istruzioni:

Soggetto

Chi deve apparire e quali caratteristiche non devono cambiare.

Azione

Che cosa accade durante la clip. In otto secondi è meglio chiedere un’azione principale e, al massimo, una sua conseguenza.

Camera

Movimento, distanza e punto di vista: avvicinamento lento, inseguimento da dietro, inquadratura a figura intera, campo largo.

Ambiente

Architettura, luce, clima e profondità della scena.

Continuità

Elementi da preservare rispetto alla clip precedente: identità, costume, ali, direzione del movimento e palette.

Vincoli negativi

Errori da evitare: duplicazioni, nuovi protagonisti, trasformazioni, testi sullo schermo, loghi, armi moderne o violenza esplicita.

Il prompt non deve diventare un accumulo disordinato di aggettivi. Deve funzionare come una breve istruzione di regia.

Extend: continuità utile, ma da controllare

Per proseguire alcune scene ho utilizzato Extend, la funzione con cui Flow continua un video esistente a partire dalla sua parte finale. La procedura è documentata anche nella guida ufficiale di Google Flow.

Extend è stato utile per:

  • continuare il volo dell’angelo;
  • passare dal giudizio alla tempesta;
  • arrivare gradualmente al campo di battaglia;
  • mantenere la direzione del movimento.

Non va però considerato infallibile. In una generazione il modello ha duplicato Blue Angel, mostrando contemporaneamente una versione a terra e una in volo. In un’altra il volto del personaggio è cambiato durante il primo piano finale.

La soluzione non è stata aggiungere altri aggettivi, ma semplificare:

  • meno azioni nella stessa clip;
  • un solo personaggio già presente nello start frame;
  • un unico riferimento aggiuntivo;
  • conclusione statica invece di un nuovo volo;
  • taglio prima del fotogramma incoerente.

Questa è una competenza centrale per chi insegna intelligenza artificiale: riconoscere la causa probabile di un errore e ridurre l’ambiguità della richiesta.

Generare non basta: bisogna selezionare

Il costo reale di un progetto generativo non dipende soltanto dai crediti. Dipende dal numero di tentativi inutili.

Prima di generare una clip ho verificato:

  • formato verticale;
  • modello selezionato;
  • numero di varianti;
  • riferimenti effettivamente necessari;
  • presenza di una buona immagine iniziale;
  • possibilità di proseguire una clip già riuscita.

Ho inoltre conservato le generazioni difettose fino alla verifica di quelle nuove. Cancellare un asset non restituisce automaticamente i crediti e può eliminare un possibile fotogramma utile.

Il principio vale per tutti gli strumenti AI a consumo: prima si progetta, poi si genera.

Il montaggio finale con CapCut

Le clip prodotte da Flow sono state montate in CapCut. Ho ordinato le scene, eliminato le parti lente, ridotto le inquadrature in cui l’identità cambiava e lavorato sui raccordi.

Le transizioni sono state utilizzate con moderazione. Una breve dissolvenza può ammorbidire il passaggio tra due ambienti, ma nelle scene d’azione un taglio netto produce spesso un risultato più convincente.

Per l’esportazione verticale ho utilizzato parametri compatibili con i social:

  • risoluzione 1080 × 1920;
  • formato MP4;
  • codec H.264;
  • frequenza coerente con le clip di origine;
  • spazio colore Rec.709 SDR;
  • audio escluso dal master.

Ho mantenuto una copia silenziosa del video perché la gestione della musica richiede una valutazione separata.

Musica e copyright: che cosa cambia tra social e sito web

Questo è il punto sul quale è necessario essere più prudenti.

Una canzone contiene diritti diversi: quelli relativi alla composizione e al testo e quelli connessi alla registrazione utilizzata. Associare stabilmente una registrazione musicale a un nuovo video è un’attività di sincronizzazione.

La SIAE specifica che, per utilizzare musica all’interno di un video, occorre considerare l’autorizzazione dei titolari dei diritti alla sincronizzazione. Una licenza generica non copre necessariamente l’abbinamento tra musica, immagini, marchio o prodotto.

Per questo ho adottato una distinzione precisa:

  • sui miei account social personali posso aggiungere il brano dalla libreria ufficiale della singola piattaforma, nei limiti previsti dai suoi accordi e senza trasferire l’audio da un social all’altro;
  • sul blog non carico il file musicale e non pubblico una versione del video con la registrazione incorporata;
  • nell’articolo mostro fotogrammi, processo e risultato visivo silenzioso;
  • per utilizzare la registrazione completa sul sito, in una campagna o in una pagina promozionale richiederei preventivamente le necessarie autorizzazioni.

Un disclaimer non sostituisce una licenza. Scrivere che i diritti appartengono all’autore è corretto come attribuzione, ma non autorizza un impiego che richieda il consenso del titolare.

Anche il testo della canzone è protetto. In questo articolo non ne riproduco le strofe: descrivo soltanto i temi generali necessari a spiegare il progetto.

Come utilizzare correttamente nomi e marchi nel case study

Il nome Google Flow viene utilizzato in senso descrittivo, per indicare lo strumento effettivamente impiegato. Il nome di Tommaso Primo e il titolo “Blue Angel” identificano la fonte di ispirazione.

Per evitare equivoci:

  • non definisco il lavoro “videoclip ufficiale”;
  • non utilizzo loghi come se fossero elementi del mio marchio;
  • non suggerisco partnership o approvazioni inesistenti;
  • non adopero l’immagine o il volto reale dell’artista;
  • utilizzo personaggi di fantasia;
  • dichiaro l’impiego dell’intelligenza artificiale.

Google segnala inoltre che i video generati in Flow contengono un watermark invisibile SynthID, destinato a identificare la provenienza AI e che non deve essere alterato o rimosso.

Perché questo progetto rappresenta il lavoro di un docente di intelligenza artificiale

Un corso efficace non dovrebbe limitarsi a mostrare dove si trova un pulsante. Le interfacce cambiano; il metodo rimane.

Nel progetto Blue Angel ho applicato competenze trasferibili a molti contesti:

  • analisi di una narrazione;
  • trasformazione di un’idea in storyboard;
  • progettazione di personaggi coerenti;
  • scrittura di prompt controllabili;
  • gestione di immagini di riferimento;
  • valutazione critica degli output;
  • riduzione dei tentativi e dei costi;
  • montaggio e adattamento ai canali;
  • verifica dei profili legali e reputazionali;
  • trasparenza sull’origine sintetica dei contenuti.

È questo l’approccio che porto nei miei corsi di intelligenza artificiale per professionisti e aziende. Non insegno scorciatoie miracolose: costruisco percorsi in cui le persone imparano a scegliere gli strumenti, formulare richieste verificabili, riconoscere gli errori e integrare l’AI nel proprio lavoro.

Corsi di intelligenza artificiale per professionisti e aziende

Organizzo corsi e interventi formativi personalizzati sull’impiego concreto dell’intelligenza artificiale:

  • AI generativa e prompting;
  • produzione di immagini e video;
  • organizzazione di workflow assistiti;
  • automazione delle attività;
  • uso dell’AI nella comunicazione e nel marketing;
  • valutazione degli output e riduzione degli errori;
  • copyright, trasparenza e buone pratiche operative;
  • integrazione dell’AI nei processi aziendali.

I contenuti vengono adattati al livello dei partecipanti e agli obiettivi dell’organizzazione. La formazione può partire da casi semplici e arrivare alla costruzione di procedure ripetibili per team tecnici, marketing, comunicazione e direzione.

Per informazioni sui corsi è possibile contattarmi all’indirizzo m.ilardi@micropedia.it.

Domande frequenti

Google Flow può creare un videoclip completo?

Flow può generare personaggi, immagini e clip e permette di estendere o organizzare le scene. Per un risultato rifinito rimane spesso necessario un editor esterno per tagli, ritmo, transizioni, colore e audio.

Come si mantengono coerenti i personaggi nei video AI?

Occorrono riferimenti visivi chiari, descrizioni stabili, un numero limitato di azioni per clip e controllo manuale delle generazioni. Nei primi piani la coerenza diventa più difficile e va verificata fotogramma per fotogramma.

Posso utilizzare una canzone famosa in un video generato con AI?

La generazione delle immagini non concede diritti sulla musica. La possibilità di utilizzare un brano dipende dalle licenze, dal canale, dal tipo di account e dalla finalità. Per incorporare stabilmente una registrazione in un video pubblicato sul proprio sito o utilizzato commercialmente è necessario verificare e ottenere le autorizzazioni pertinenti.

È sufficiente indicare che il video è fan-made?

No. La dicitura evita di presentare il lavoro come ufficiale, ma non sostituisce l’autorizzazione quando richiesta.

Bisogna dichiarare che le immagini sono generate con AI?

È una buona pratica di trasparenza ed è richiesta in diversi contesti e piattaforme. Dal 2 agosto 2026 diventano applicabili gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act europeo per le fattispecie comprese nella norma, tra cui determinati contenuti sintetici che potrebbero apparire autentici. La Commissione europea incoraggia comunque la segnalazione volontaria anche per contenuti generati prima di quella data. Nel progetto descritto i protagonisti sono personaggi di fantasia, ma ho scelto ugualmente di indicare in modo chiaro l’impiego dell’intelligenza artificiale.

Per imparare basta una lista di prompt?

No. I prompt diventano efficaci quando fanno parte di un processo: obiettivo, riferimenti, generazione, controllo, correzione e integrazione nel lavoro reale.

Conclusione

Google Flow permette di trasformare un’idea in immagini cinematografiche con una rapidità che fino a poco tempo fa sarebbe stata impensabile. Ma la qualità non nasce automaticamente dal modello.

Il progetto Blue Angel ha richiesto scelte narrative, tentativi, correzioni, controllo dei personaggi e montaggio. Proprio per questo costituisce un esempio utile di ciò che l’intelligenza artificiale può offrire quando viene guidata con metodo.

La differenza non la fa il numero di strumenti conosciuti. La fa la capacità di progettare un risultato, valutarlo criticamente e utilizzarlo in modo responsabile.

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